La sofferenza interiore oltre il danno biologico
Apertura
Non ogni conseguenza di un evento lesivo può essere ricondotta a una menomazione fisica o psichica accertabile attraverso una percentuale di invalidità. La persona può subire una sofferenza interiore che costituisce una dimensione distinta del pregiudizio.
Il danno morale soggettivo si colloca proprio in questa dimensione e richiede una valutazione che non può essere sostituita dal solo accertamento medico-legale.
Dolore, paura, vergogna, angoscia e afflizione
La sofferenza interiore può assumere forme differenti.
Dolore, paura, angoscia, vergogna, turbamento e afflizione possono rappresentare conseguenze dell’evento lesivo, con intensità e durata variabili.
Non esiste quindi una manifestazione unica del danno morale. La sua valutazione deve tenere conto della natura dell’evento, delle modalità con cui si è verificato, della gravità della lesione e delle conseguenze concretamente prodotte nella sfera interiore del soggetto.
Differenza rispetto alla lesione della salute
Il danno morale non coincide con il danno biologico.
Una persona può riportare una lesione della salute e contemporaneamente subire una sofferenza interiore. In altri casi, invece, può essere riconosciuta una sofferenza non necessariamente accompagnata da un danno biologico.
La distinzione è importante perché impedisce di fare dipendere automaticamente la componente morale dall’esistenza di una percentuale di invalidità.
La giurisprudenza ha riconosciuto la necessità di mantenere distinta, sul piano descrittivo, la sofferenza interiore rispetto alla compromissione dell’integrità psico-fisica e alla dimensione dinamico-relazionale.
Riconoscibilità anche in assenza di danno biologico
La mancanza di una lesione biologica non esclude necessariamente l’esistenza di un danno non patrimoniale.
La risarcibilità dipende dalla lesione di un interesse giuridicamente tutelato e dalle conseguenze concretamente subite.
Questa impostazione è particolarmente importante nelle fattispecie in cui l’illecito incide direttamente su diritti della personalità, sulla reputazione, sulla riservatezza o sulla relazione familiare.
Prova presuntiva
La sofferenza interiore appartiene a una dimensione che non è sempre suscettibile di prova diretta.
Per questo motivo possono assumere rilievo le presunzioni semplici, purché fondate su circostanze concrete, gravi, precise e concordanti.
La prova presuntiva non equivale a un automatismo. Occorre partire da fatti noti e verificabili per ricostruire la conseguenza non immediatamente percepibile dall’esterno.
Divieto di automatismi e duplicazioni
Il danno morale non può essere liquidato automaticamente ogni volta che venga accertato un illecito.
Allo stesso modo, non può essere utilizzato per ottenere una seconda liquidazione di conseguenze già comprese nel valore attribuito al danno biologico o ad altre componenti del pregiudizio.
Il criterio corretto consiste nell’individuare ciò che è stato effettivamente subito e verificare come tale conseguenza sia già rappresentata nel sistema tabellare applicato.
Implicazioni pratiche
Nella domanda risarcitoria è quindi importante descrivere la sofferenza attraverso circostanze concrete, evitando formule stereotipate.
La natura dell’evento, le modalità della lesione, la sua gravità, la durata delle conseguenze e le specifiche ripercussioni personali possono contribuire alla ricostruzione del pregiudizio.
Chiusura
Il danno morale richiede una valutazione della persona nella sua dimensione interiore, distinta ma coordinata rispetto alle altre conseguenze non patrimoniali.
La verifica del pregiudizio e della sua eventuale rilevanza risarcitoria deve essere effettuata sulla base delle circostanze specifiche del caso.
“Il presente contributo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce parere legale né sostituisce una consulenza professionale. Ogni tema indagato e analizzato presenta peculiarità che richiedono valutazioni specifiche.”